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lunedì 30 marzo 2009

Dall'Olanda: "Berlusconi riesce sempre a cavarsela"


E dopo l'articolo de El Paìs ne riporto un altro, ancora più interessante, dove viene analizzato il contesto socio/politico italiano degli ultimi 15 anni. Perché vedete se volete apprendere qualche notizia e buon giornalismo è bene orientare le proprie letture all'estero in quanto la carta stampata italiana è quasi totalmente serva del potere!

[de Volkskrant]

Sorprendente come i cittadini e i media accettino in massa le sue bugie

Da corrispondente in Italia mi sento spesso come Keanu Reeves nel film The Matrix, o Jim Carrey nel Truman Show. È una sensazione spaventosa: vivere e lavorare in una democrazia dell’Europa Occidentale che fu tra i fondatori dell’Unione Europea e fa parte di prominenti forum internazionali come il G8, e ciò nonostante sentirsi come i personaggi che lottano in angosciosi film su illusione e realtà.

Ma l’Italia di Silvio Berlusconi ne dà tutto il motivo. Quindici anni dopo l’ingresso di Berlusconi nella politica italiana, il paese si allontana sempre piú dai valori democratici essenziali.

Neo (Reeves) e Truman Burbank (Carrey) in The Matrix e The Truman Show si rendono conto che il loro intero ambiente vive secondo la sceneggiatura di un regista onnipotente. Però non vedono la loro sorpresa e preoccupazione al riguardo riflessa in alcun modo nella reazione delle persone che li circondano; tutti si comportano esattamente come se non succedesse niente di strano, o semplicemente non se ne rendono conto. Chi cerca di seguire e di capire la politica e la società in Italia inevitabilmente avrà la stessa esperienza.

Corrotto

Il raffronto si è imposto all’attenzione molto chiaramente il mese scorso. Nel pomeriggio di martedì 17 febbraio è apparsa sui siti dei principali giornali italiani una notizia dal titolo: ‘David Mills è stato corrotto’: condannato a 4 anni e sei mesi.

Riguardava una notizia esplosiva: il tribunale di Milano aveva riconosciuto l’avvocato britannico David Mills colpevole di corruzione per aver accettato 600 mila dollari da Silvio Berlusconi negli anni novanta, in cambio di rendere falsa testimonianza in due processi per corruzione istituiti contro l’imprenditore-politico. La sentenza contro Mills era altamente incriminante anche per il premier italiano dell’Italia, perchè se c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore.

Cose strane

Ma in Italia sono successe un paio di cose strane con questa notizia. Per iniziare diversi giornali hanno scritto la sentenza tra virgolette, come se si trattasse non di un fatto giuridico ma semplicemente di un’opinione personale da poter contestare con facilità. Ciò infatti è immediatamente successo.

Nel sito web del Corriere della Sera, un giornale di riguardo in Italia, vari lettori hanno messo in dubbio la sentenza del tribunale milanese. “Perchè questa sentenza arriva giusto 24 ore dopo le elezioni in Sardegna?” si chiede uno di loro. Il partito di Berlusconi, Popolo delle della Libertà (PdL), aveva vinto quelle elezioni regionali con una schiacciante maggioranza; l’isola italiana è tornata dopo lungo tempo in mano della destra, cosa che ha provocato una grande euforia negli ambienti del PdL.

I giudici hanno deliberatamente cercato di rovinare la festa con la loro sentenza, riteneva il lettore sopracitato.

Un altro ha fatto un ulteriore passo in avanti. Quella “ennesima sentenza fatta per rovinare la festa”, avverte i giudici, “servirà solo a rafforzare il nostro premier e la sua coalizione, quindi soprattutto continuate così e sparirete automaticamente, ciao ciao”.

Di per se queste reazioni si potevano archiviare come rigurgiti emotivi di accaniti sostenitori di Berlusconi. Ma stranamente i media italiani gli hanno dato del tutto ragione. Mentre la notizia veniva esaminata a fondo su emittenti straniere come la CNN e la BBC, l’interessante notizia é stata data di striscio dai telegiornali italiani.

Su RaiUno e RaiDue l’argomento è stato incastrato a stento in un minuto verso la fine dell’edizione serale. Su due delle tre reti commerciali di Berlusconi la sentenza è stata completamente ignorata.

Sentenza

E sul canale che ha sì riferito la sentenza, il cronista ha ancora definito l’accertato episodio di corruzione un “supposto pagamento” fatto dalla ditta Fininvest di Berlusconi, e ha chiuso il suo mini servizio con una lunga citazione di un parlamentare del partito di Berlusconi, il quale diceva che il presidente del tribunale di Milano “è chiaramente antagonista della persona di Silvio Berlusconi dal punto di vista politico”.

Come può succedere tutto ciò? Come si può negare e deformare così facilmente e massivamente la realtà? Da anni la stampa internazionale addita il gigantesco conflitto di interessi del premier.

Tutti conoscono Silvio Berlusconi come il grande uomo dietro più di settanta aziende, raggruppate in mega holdings come la Mondadori (la principale casa editrice di giornali, libri e riviste in Italia), Mediaset (la più grande holding televisiva del paese), Mediolanum (servizi finanziari) e la squadra di calcio AC Milan.

Groviglio di interessi

Berlusconi controlla buona parte dei media italiani e viene perciò chiamato da molti giornali stranieri ‘imprenditore-politico’ o ‘premier-magnate dei media’. Ciononostante questi termini dicono troppo poco sul modo in cui questo groviglio d’interessi influisce sulla società italiana.

In generale Berlusconi viene considerato l’uomo dalla parlantina facile e dal sorriso scolpito, il marpione rifatto con il brevetto sulle battute imbarazzanti (come quella su Barack Obama, che definì “giovane, bello e anche abbronzato”‘ un paio d’ore dopo l’elezione di quest’ultimo a presidente degli Stati Uniti). Come premier dell’Italia è perciò agli occhi di molti un buffone da non prendere troppo seriamente. Ma queste qualità da birbantello nascondono alla vista il suo illimitato potere e influenza che intaccano persino il DNA dell’Italia - e purtroppo non in senso positivo.

Le sue emittenti commerciali, il suo settimanale d’opinione “Panorama”, il quotidiano “Il Giornale” (del fratello Paolo) e una lunga lista di giornali di famiglia, si schierano quotidianamente con il loro padrone senza vergogna. Questo servilismo raggiunge forme così elevate che il giornalista televisivo nonchè capo-redattore dell’emittente Rete4 può emozionarsi in diretta leggendo la notizia della vittoria elettorale di Berlusconi.

Per la maggioranza degli italiani la televisione è la principale fonte di informazione, ed è quasi completamente sotto il controllo di fedelissimi di Berlusconi.

Modi sgarbati

Allo stesso tempo i membri dell’opposizione vengono buttati a terra in modo insolitamente sgarbato. Il più combattivo oppositore di Berlusconi, Antonio Di Pietro, da tempo viene chiamato ‘il boia’, o ‘il trebbiatore’ nel corso delle varie rubriche di attualità, che continuano a far vedere le sue foto meno lusinghiere, che immortalano il corpulento Di Pietro sul trattore, in pantaloncini corti.

Questo bizzarro approccio ‘giornalistico’ non scaturisce da una specie di naturale lealta’ dei dipendenti, ma da precisi ordini di servizio. Il giornalista italo-americano Alexander Stille cita nella sua biografia di Berlusconi “Il sacco di Roma” (tradotta in olandese come “Silvio Berlusconi/De inname van Rome), un ex vice-caporedattore de “Il Giornale”, che spaziava su come Berlusconi dava ordini alla redazione negli anni novanta: “Dobbiamo cantare in armonia sui temi importanti per noi (…) Voi, caporedattori, dovete capire che dobbiamo iniziare un’offensiva mirata con tutti i nostri mezzi contro chiunque ci spari addosso. Se quelli che ci attaccano ingiustamente vengono puniti usando tutti i diversi media del nostro gruppo, l’aggressione finisce”.

RAI

Nel ruolo di premier, Silvio Berlusconi esige più o meno la stessa apatia dagli impiegati statali, soprattutto all’interno dell’emittente statale RAI. Durante il conflitto in Irak, che aveva l’appoggio del precedente governo Berlusconi, i giornalisti della RAI non potevano definire gli oppositori della guerra “dimostranti per la pace” o “pacifisti”, ma dovevano chiamarli “insubordinati”.

‘Sei un dipendente dello stato!’ gridò Berlusconi contro il critico giornalista televisivo Michele Santoro un paio d’anni fa durante una trasmissione televisiva, riportandolo all’ordine. Santoro voleva togliere la parola a Berlusconi, che era in linea telefonicamente, perchè questi rifiutava di rispondere alle domande del giornalista, e voleva solo criticare il modo di lavorare di Santoro.

Criminoso

Durante una conferenza stampa in Bulgaria Berlusconi accusò Santoro e due altri giornalisti di aver fatto un ‘uso criminoso della televisione pubblica’. I tre avevano osato fare una trasmissione critica sul premier. In quello che da allora è diventato famoso come ‘l’editto bulgaro’, il premier esigeva che la direzione dell’emittente ‘non permettesse più che accadessero certe cose’. Qualche mese dopo i tre erano spariti dallo schermo.

L’Italia come paese democratico sta molto peggio di quanto molti credano. Ciò dimostrano le misure per la limitazione della libertà che questo governo sta prendendo o preparando (come la prigione per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche degli indiziati; pressione politica su medici e insegnanti per denunciare gli immigranti illegali alla polizia; limitazione dell’indipendenaza del potere giudiziario).

Ma lo stato preoccupante delle cose si rivela soprattutto nel modo apatico in cui stampa e pubblico ultimamente reagiscono a questo genere di piani. L’Italia si abbandona sempre di più alla realtà altamente colorata con cui viene abbindolata dall’apparato di potere di Berlusconi.

Duramente

Certo, giornali e riviste di opinione come La Repubblica, l’Unità e l’Espresso continuano ad andare duramente contro il premier quando è necessario. Ma sono predicatori nel deserto: i due principali giornali italiani hanno insieme una tiratura di solo 1,3 milioni, su una popolazione di quasi 60 milioni.

La televisione è per la stragrande maggioranza degli italiani la fonte di informazione principale, e ora è quasi tutta sotto monitoraggio di gente fidata di Berlusconi.

Inoltre, anche i giornali al di fuori dell’impero di Berlusconi sentono il suo braccio forte. Come il giornale torinese La Stampa, proprietà della Fiat. ‘Vista la situazione in cui versa la Fiat, La Stampa non si trova nella posizione di esprimere critiche nei confronti di Berlusconi, e ciò è altrettanto valido per numerosi altri giornali’, cosí il caporedattore Giulio Anselmi a Stille nel Sacco di Roma. ‘Oltre ai giornali che possiede, c’é tutto un cerchio concentrico di giornali che dipendono direttamente o indirettamente da lui’.

Il guastafeste

Il leader dell’opposizione Antonio Di Pietro racconta nel suo libro Il guastafeste [in italiano con traduzione nel testo, ndt], come sia stato apostrofato “assassino’ da due ragazzi, mentre passeggiava in Piazza Duomo a Milano.

Un tempo Di Pietro era l’eroe del paese per milioni di italiani, nella sua funzione di pubblico ministero dell’ampia operazione anti-corruzione Mani Pulite, che spazzò via un’intera generazione di politici e imprenditori imbroglioni all’inizio degli anni novanta. ‘Questo incidente’, dice Di Pietro a proposito dell’accaduto a Piazza Duomo a Milano, ‘dimostra che quei ragazzi a casa sono bombardati con falsa informazione dalla televisione’.

Dopo un decennio e mezzo, questo moderno indottrinamento sta dando così tanti frutti che Berlusconi osa negare persino le più incontestabili verità.

Proteste

Per esempio, l’anno scorso durante la massale protesta studentesca contro i tagli pianificati nell’istruzione. Gli studenti avevano occupato facoltà di diverse università, con grande irritazione di Berlusconi. ‘Oggi darò al Ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire usando le unità mobili’, disse il premier nel corso di una conferenza stampa.

Quando l’opposizione gridò allo scandalo, Berlusconi il giorno dopo disse bellamente di non aver mai minacciato con le unità mobili. Ancora una volta era stato erroneamente citato dai giornalisti. Però tutti avevano potuto vedere e sentire che il premier l’aveva veramente detto; i suoi commenti erano stati trasmessi da radio e tv.

Nonostante quella prova schiacciante Berlusconi si ostinò sulla sua posizione. E con successo. Giacchè cosa dissero la sera i telegiornali? ‘Il premier dice di essere stato citato erroneamente’.

Democrazia

In una democrazia sana i giornalisti in servizio avrebbero come minimo fatto velocemente rivedere le immagini della conferenza stampa in questione, così da permettere ai telespettatori di concludere da se il premier fosse rimbecillito o no. Ma no. ‘Eventualmente, potrete rivedere la nostra trasmissione di ieri su internet’, ha sussurrato il redattore politico di RaiUno alla fine del servizio.

Considerando la situazione alla Matrix in cui versa l’Italia, il suo commento suonava quasi come un eroico atto di resistenza.

ERIC ARENDS È IL CORRISPONDENTE DEL VOLKSKRANT A ROMA

Fonte:
VOLKSKRANT.nl
Traduzione: Italiadallestero

Penso non ci sia altro da aggiungere. O meglio; ci sarebbe molto da aggiungere perché le malefatte del buon Zilvio vanno oltre questo articolo che ha il merito di riassumere l'andazzo del nostro disinformato Paese.

Saluti

sabato 14 marzo 2009

Intercettazioni: silenzio tombale



Per chi non potesse vedere il video riporto l'intero intervento di Antonio Di Pietro fatto alla Camera dei Deputati contro il disegno di legge sulle intercettazioni.

Testo dell'intervento:

"Signor Presidente, le intercettazioni telefoniche, come noto, sono uno strumento per cercare la prova dei reati. In realtà, in questo provvedimento vi sono disposizioni che non hanno nulla a che vedere con le intercettazioni e che sono state introdotte, evidentemente, per fini diversi da quelli delle intercettazioni.
Ebbene, nell'insieme delle disposizioni che sono state presentate, noi dell'Italia dei Valori abbiamo evidenziato ben dodici questioni di legittimità costituzionale. Non so se in dieci minuti avrò il tempo di illustrarle tutte e dodici, ma ovviamente ci riportiamo al testo scritto anche perché, di fronte al silenzio - oserei dire al menefreghismo - di una parte di questo Parlamento, ci penserà la Corte costituzionale, appena sarà interessata dalle singole procure e dai singoli tribunali, a ripristinare un minimo di legalità costituzionale rispetto a questo disegno di legge pluri-incostituzionale che stiamo - che state - varando.
Allora dovete sapere che, proprio perché è così incostituzionale, questa legge finirà ancora di più per bloccare il lavoro della polizia e della magistratura per combattere la criminalità perché molti processi, soprattutto i più gravi e i più delicati, si bloccheranno nelle aule giudiziarie per aspettare che la Corte costituzionale si pronunci su una miriade di questioni di incostituzionalità che si ritrovano.
La prima delle quali non riguarda le intercettazioni, ma è gravissima ed è contenuta nell'articolo 1, comma 2, del disegno di legge n. 1415-A, nella parte in cui prevede che il magistrato, se risulta iscritto nel registro degli indagati, deve essere sostituito.
È una norma assurda che viola il principio generale del giudice naturale, viola il principio generale per cui nessun giudice può essere rimosso nella trattazione del processo (articolo 25 della Costituzione), viola l'articolo 107 della Costituzione nella parte in cui prevede che i magistrati, pubblici ministeri compresi, siano inamovibili, viola l'articolo 112 della Costituzione nella parte in cui prevede che il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale, non potendo esserne distratto da altri soggetti, viola l'articolo 27 della Costituzione che fa discendere conseguenze dalla iscrizione (come atto dovuto) nel registro degli indagati anche dei tempi per indagare, viola l'articolo 111 della Costituzione.
Ma detto ancor più semplicemente, l'articolo che prevede che basta denunciare un magistrato perché il magistrato non debba più svolgere l'indagine garantisce l'impunità a qualsiasi imputato il quale, ogni volta che vede che un magistrato indaga su di lui, basta che lo denunci anche se dice una stupidaggine atroce e, siccome deve essere iscritto nel registro notizie di reato il nome del magistrato, questo fascicolo deve passare ad altro magistrato di altro tribunale e così via fino a quando arriva la prescrizione, fino a quando arriva l'impunità o fino a quando arriva un magistrato che si riesce a comprare.
Questa è un'assurdità che non ha alcuno spazio in uno Stato di diritto: oltre che incostituzionale è immorale, come è immorale il fatto che non ne volete prendere conoscenza e cognizione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Allora che resti agli atti che la Corte costituzionale farà giustizia di tutto questo, ma intanto voi per un certo periodo di tempo avrete bloccato una serie di processi contro gravi fatti di criminalità.
Riteniamo poi incostituzionale anche l'articolo 1, comma 2, lettera b), e l'articolo 3, comma 1, nella parte in cui prevede il «buio tombale» rispetto alla possibilità di far sapere all'opinione pubblica e ai cittadini che cosa sta succedendo, di quali fatti è accusato qualcuno, specie se è un pubblico ufficiale, un politico, una persona che usa poteri pubblici, denaro pubblico, istituzioni pubbliche.
È irragionevole che, rispetto a tutto questo, non si debba far sapere più nulla. Ho saputo che adesso il Governo vuole modificare il testo prevedendo che, invece, i giornalisti possono pubblicare gli atti per riassunto. È un'assurdità e un'ipocrisia atroce: chi ha detto che la pubblicazione per riassunto è meno invasiva della pubblicazione per intero e chi ha detto che, pubblicando per riassunto, si capisce meglio ciò che è accaduto veramente? L'unico modo per sapere esattamente come stanno i fatti è lasciare al giornalista la responsabilità di scrivere esattamente una riga o dieci righe per raccontare il fatto, assumendosene la responsabilità, ma non obbligare al riassunto. Il riassunto di settecento pagine deve essere settanta pagine, sette righe o settecento? Dipende da che cosa vi è scritto; dipende da che cosa si deve dire. Può darsi che il riassunto debba essere ancora più lungo del testo integrale perché lo devo spiegare ancora meglio. Pertanto, è un nonsenso! Io non faccio il giornalista, ma una proposta del genere farebbe ridere o piangere qualsiasi giornalista.
Così come riteniamo non solo del tutto irragionevole ma tale da violare l'articolo 21 della Costituzione, vale a dire il diritto a informare, a informarsi e ad essere informato, la previsione di questa norma che vuole evitare di far conoscere ai cittadini ciò che accade. Ecco perché noi riteniamo che sulle questioni di legittimità costituzionale in esame debba almeno valere il detto secondo il quale «noi ve lo avevamo detto, ve lo avevamo detto»! Infatti la Corte Costituzionale, la Corte di giustizia delle Comunità europee faranno giustizia di questo altro scempio della legalità e della corretta informazione.
Ed ancora, che cosa dire di un'altra questione di legittimità costituzionale che riteniamo davvero assurda così per come voi volete formulare la disposizione? Per poter intercettare sono necessari i gravi indizi di colpevolezza, ma se l'intercettazione è uno strumento per cercare la prova dei reati, voi volete che la prova ci sia già! È irragionevole e, quindi, viola anche l'articolo 3 della Costituzione l'idea che intanto si può intercettare in quanto vi sia una prova di colpevolezza; infatti, a quel punto, non ve ne sarà più bisogno, anzi non si dovrebbe neanche più disporre l'intercettazione, dal momento che quest'ultima è proprio finalizzata a trovare una prova che in quel caso è già stata trovata. Lo so, lo so: avete detto che ci avete ripensato e che adesso vorreste indicare una modifica, prevedendo non più «gravi indizi di colpevolezza» ma «evidenti indizi di colpevolezza». Anche questa è ipocrisia e anche questo, se permettete, è indice di ignoranza perché - lasciatemelo dire - non capisco l'italiano, non so parlare l'italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)... ma sono andato a leggere il dizionario Devoto-Oli e il De Mauro e vi leggo che cosa dicono il De Mauro e il Devoto-Oli su questi due termini: «grave» secondo questi dizionari significa preoccupante, serio, mentre «evidente» vuol dire che non ha bisogno di dimostrazione, certo, indubbio. Questo ci insegna chi conosce la lingua italiana.
Dunque, voi volete dire che non prevedete più i gravi indizi di colpevolezza, ma gli evidenti indizi di colpevolezza; cioè non vi basta neanche qualcosa per cui c'è una grave prova in corso, ma deve essere proprio evidente, proprio sicuro, deve essere una prova che non ha bisogno di dimostrazione, che è certa, indubbia! Soltanto in questo caso si possono disporre le intercettazioni e volete farci passare questa modifica come migliorativa per venire incontro alle osservazioni che vi abbiamo fatto in ordine ai gravi indizi di colpevolezza? Parlando di evidenti indizi di colpevolezza - ve le lo dice persino uno che non capisce l'italiano - state dicendo una «minchiata» italiana!
Stabilito questo e andando oltre, riteniamo che vi siano altre gravi questioni di costituzionalità ancora presenti in questa norma. Riteniamo che affermare che debba essere irrogata una sospensione per tre mesi nei confronti del giornalista che pubblichi qualcosa che si ritiene non avrebbe dovuto pubblicare, prima ancora di accertare se è vero o non è vero che ha sbagliato, viola il principio della non colpevolezza fino a prova contraria.
L'altra questione che vogliamo farvi presente è anche questa idea che le intercettazioni tra presenti possano avvenire solo quando si sta commettendo il reato. Ma che è ragionevolezza è questa?
Che senso ha dovere intercettare soltanto quando si sa che lì si sta commettendo il reato tra presenti e non anche quando si sta spartendo il bottino o quando si sta organizzando la rapina? Questa è un'altra questione irragionevole.
Insieme a tali questioni, vi sono altre sette questioni di costituzionalità che abbiamo messo per iscritto, che i tempi ristretti che ci avete dato ci impediscono di poter sviluppare, ma che svilupperemo durante la fase di merito, richiamando anche la questione costituzionale, sin d'ora ribadendo che, varando il provvedimento in esame, state facendo un abuso di funzione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"

Saluti, a lunedì

mercoledì 11 marzo 2009

Disegno di legge sulle intercettazioni


Domani verra' avviata alla Camera la discussione sul disegno di legge sulle intercettazioni. Anche se ci sono lievi "ritocchi" - per altro inutili e di fatto peggiorativi - sui gravi indizi di reato, la riforma rimane una gravissima limitazione ed una catastrofe per il nostro sistema giudiziario, oltre che una "museruola" all'informazione pubblica gia' profondamente controllata nel nostro Paese.

Lo spiega ampliamente un articolo apparso questa mattina su La Stampa a firma di Carlo Federico Grosso (leggi la biografia su Wikipedia), che sottolinea come la questione della privacy e degli abusi nelle pubblicazioni di intercettazioni siano, in realta', "particolarmente enfatizzati" per pilotare, come unica soluzione possibile, l'indebolimento del sistema giudiziario e della libera informazione attraverso questo disegno di legge.

L'Italia dei Valori e' pronta a fare un'opposizione senza sconti su questo tema, così come ha fatto fin da quando questa riforma è stata presentata in Aula.

Vi ho riportato un articolo ripreso dal blog dell'IDV perché sono giornate importanti per la nostra libertà e sicurezza. Se dovesse passare vivremo in una società che tutelerà molto meno i nostri diritti e renderà gli impuniti ancora più impunibili. Questo vale sia per il finanzieri ruba milioni che per il violentatore stupra adolescente.

Saluti

giovedì 29 gennaio 2009

Lettera aperta a Renato Soru



Ragazzi ci riprovano in Sardegna. A fare cosa? Semplice; ad accaparrarsi la regione infarcendo la campagna elettorale di balle per vincere le elezioni regionali.
Vi ricorda niente quello che è successo in abruzzo lo scorso mese? Beh la tecnica è sempre quella!

Questa volta Byoblu alza il tiro e chiede di mandare e-mail a tutti gli organi di informazione italiani. In abruzzo l'iniziativa scosse l'opinione pubblica locale, ora proviamoci con quella nazionale...

Vi lascio il link del blog di Byoblu dove potrete trovare la e-mail già compilata con tutti gli indirizzi pronta per essere spedita.

Io l'ho già mandata. Ora fatelo anche voi e diffondete l'iniziativa.

Saluti


P.S.- Vi lascio i video della manifestazione di piazza Farnese svoltasi ieri 28 gennaio: 1 -- 2, 2/a, 2/b, 2/c --3 -- 4 -- 5, 5/a -- 6.

martedì 20 gennaio 2009

Invia una e-mail a Gianni Chiodi!



Mi voglio fare carico di una notizia che sta diffondendo in Rete Claudio Messora, conosciuti ai più come Byoblu.
Riguarda il neo governatore dell'abruzzo Gianni Chiodi eletto in forza al PDL. Quest'ultimo dovrebbe rispondere pubblicamente a delle dichiarazioni fatte, e da lui assecondate, da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale in abruzzo.

La storia è presto detta; Berlusconi in campagna elettorale ha convinto la cittadinanza abruzzese a votare Chiodi promettendo una "valangata" di miliardi da investire nella regione abruzzo. Peccato che alla successiva riunione del CIPE non è stato stanziato neanche un cent per la regione abruzzo. CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO-ARTICOLO

Byoblu ha fatto un video chiedendo a Gianni Chiodi di spiegare dove sono i soldi promessi. Il neo governatore si sta rifiutando di rispondere e quindi entriamo in gioco noi, cittadini di buona volontà.
Come?
Mandando delle e-mail di sollecitazione a Chiodi e agli organi di informazione abruzzese.


Manda una e-mail a:


Includi anche:


Se non volete copiare tutto potete andare direttamente nel suo blog, dove c'è già una e-mail compilata con tutti gli indirizzi e numeri telefonici. Basta solo spedirla. IL BLOG DI BYOBLU

Io l'ho già mandata e ho condiviso il video su youtube, ora tocca a voi. Mi raccomando collaborate!

Saluti


P.S.- Come ogni martedi, il Passaparola di Marco Travaglio che potete trovare a questo link con allegato il testo.

P.P.S.- Qui potete trovare un articolo molto utile di Antonio Di Pietro che tratta della questione intercettazioni telefoniche.

mercoledì 14 gennaio 2009

Per il diritto alla vita



Premetto che in questo campo sono molto ignorante. Quindi preferisco riportare questo video articolo senza entrare nel merito della questione, in quanto non ho gli strumenti per un pensiero da specialista.

Quello che posso dare è un parere da ignorante e se le cose stanno come dice Di Pietro la sua idea è condivisibile.
Mi rifaccio al suo appello; cioè sapere cosa ne pensa la gente quindi vi giro questa domanda e vi chiedo: cosa ne pensate?

Saluti


P.S.-
QUI il testo per chi non può visualizzare il video-articolo.

lunedì 12 gennaio 2009

Alitalia: grande presa in giro!



Piano piano sta uscendo tutto il marcio che Berlusconi (e gli amici del PD) ha cercato di trasformare in oro.

Ve lo ricordate, a primavera, quando si opponeva alla vendita dei francesi ventilando l'italianità della compagnia di bandiera; dicendo che aveva una cordata di imprenditori pronta ad acquisire il pacchetto Alitalia al posto di AirFrance? (Quest'ultima l'avrebbe incorporata con annessi i debiti).

Quello fu il colpo per acquisire consenso mediatico (attraverso i suoi organi di informazione) e per dare il pacchetto Alitalia a questi fantomatici imprenditori, molti dei quali inquisiti e condannati in precedenti processi.

Alitalia fu successivamente scorporata e suddivisa in 2 compagnie. Quella buona, in cui rientravano utili e pezzi pregiati, la quale fu affidata ai companeros della Cai e quella cattiva (Bad-Company) che fu messa a carico dei cittadini. Insomma a noi hanno lasciato i debiti da pagare... E per non fare torto a nessuno fu fatta una legge Salva Manager che avrebbe garantito agli amici della Cai zero rischi penali ed amministrativi.

Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata. La Cai con i pezzi pregiati di Alitalia c'è sempre, i debiti sono sempre a carico degli italiani ma la novità è AirFrance. Tanto osteggiata come icona della non italianizzazione della nostra compagnia di bandiera che, guarda caso, è entrata a far parte della quota azionaria della società.
Vedrete che fra qualche anno, se non prima, quando i companeros facente parte di Cai avranno ben bene guadagnato e speculato sul titolo cederanno la loro quota ad AirFrance che ne andrà a detenere l'intero pacchetto... E l'italianizzazione tanto difesa da Berlusconi?
In tutto questo va dato un premio speciale al PD, che si è sempre prodigato a dare una mano al PDL... Forse perché in questa faccenda i loro uomini sono pieni di conflitti di interesse e storie poco chiare?

Saluti


P.S.- Il testo del video lo trovate QUI.

lunedì 22 dicembre 2008

L'illusionista


Ancora una volta il Presidente del Consiglio, in occasione della sua “autoincensatoria” conferenza stampa di fine anno, si è dimostrato per quel che è: uno spregiudicato venditore di illusioni.

Ha cominciato con la politica estera, arrogandosi il merito della soluzione della crisi tra la Georgia e la Russia, sostenendo spudoratamente di aver scongiurato una nuova guerra nucleare mondiale, affermando che è stato solo grazie a lui che laBanca Centrale Europea avrebbe provveduto al taglio del costo del denaro e addirittura “sbruffoneggiando” che tutti gli altri leaders mondiali (Obama, Sarkozy ePutin in testa) avrebbero seguito il suo esempio nell’affrontare la crisi economica.

Ha poi “sparato cazzate” che neanche Pinocchio avrebbe avuto il coraggio di dire, riferendo di inesistenti finanziamenti del governo che non stanno nemmeno sulla carta, in quanto non sono state messe risorse per gli ammortizzatori sociali, né per tutelari i precari, né per rilanciare il sistema delle imprese.

Ed ancora, si è sbizzarrito in materia di riforme istituzionali, paventando leggi elettorali a suo uso e consumo e riforme costituzionali per farsi eleggere direttamente dai cittadini come Presidente della Repubblica.

Infine, ha mostrato il nervo scoperto, che tanto gli sta a cuore: la riforma della giustizia pro domo sua, non solo annunciando che bloccherà l'uso delleintercettazioni (evidentemente perché non vuole che si scoprano i reati!) e che provvederà alla separazione delle carriere dei magistrati, ma soprattutto affermando che d'ora in poi le notizie di reato, le indagini e le istruttorie, in ordine a ogni fatto penalmente rilevante, dovranno essere svolte dalla polizia giudiziaria e non più dai Pubblici Ministeri (a cui invece dovrebbe rimanere solo una asettica attività notarile di qualificazione giuridica del reato e di illustrazione dell’accusa in sede dibattimentale).
Orbene, come noto, gli organi di Polizia rispondono direttamente ai Ministri competenti (Interni, Difesa, Economia) e, quindi, al Governo. Le forze di Polizia, quindi, in quanto composte tutte da persone dipendenti direttamente dall' Esecutivo, potranno svolgere solo indagini che il Governo permetterà di effettuare. Qualsiasi studente di primo anno di giurisprudenza capirebbe che, così facendo, Berlusconi vuole attribuire al governante di turno, e quindi in questo momento a se stesso, non solo il compito di scegliere quali reati perseguire ma anche come fare le indagini (visto mai che potessero scoprire qualcosa di compromettente!). E al danno aggiunge poi la beffa finale: chiede il dialogo con l'opposizione.

Sono proprio curioso di sapere chi è quell’allocco dell’opposizione che abboccherà!

Infine Berlusconi – dopo essersi rifiutato di rispondere ad una giornalista dell’Unità che gli chiedeva le ragioni per cui si ostinava a candidare condannati in Parlamento – ha tuonato il monito “basta processi mediatici”, riferendosi alla trasmissioneAnnozero di Santoro a cui il sottoscritto giovedì 18 dicembre ha partecipato.
Ebbene, almeno su questa ultima affermazione vorrei essere d’accordo con Berlusconi, a condizione però che torniamo a fare i processi in un aula di tribunale e tutti i cittadini, anche ai Presidenti del Consiglio e delle Camere. D’accordo, basta processi mediatici, ma – Presidente Berlusconi - lascia almeno che si compiano quelli giudiziari. ridici. Togli il Lodo Alfano, lascia stare la separazione delle carriere, dimentica il bavaglio alle intercettazioni, ripristina il falso in bilancio, da te depenalizzato, e torna in un’aula di giustizia e fatti processare come un comune cittadino. Delle due l’una, o ti lasci processare sui media o in un’aula di un tribunale ma non puoi pretendere che il cittadino sia “cornuto e mazziato”. Dopo tutto tu - tra le tue televisioni personali, quelle pubbliche dirette dai tuoi amici ed il tuo garante alla vigilanza Rai Villari - hai tutte le garanzie di vederti celebrato in quasi tutti i palinsesti.


http://www.antoniodipietro.com


martedì 9 dicembre 2008

Carlo Costantini per l'Abruzzo / Marco Travaglio (Passaparola)



Carlo Costantini è il candidato alla Presidenza della Regione Abruzzo per l'Idv. Scelto da Di Pietro e questa è una garanzia per il futuro...

Ve lo ricordate lo scandolo sulla sanità abruzzese? Bene successe che il governatore in forza dell'abruzzo fosse Ottaviano del Turco (esponente di centrosx) e naufragò nel momento che vennero a galla gli altarini su come funzionavano (ed erano gestiti) i rapporti politici/economici di quella regione (SANITOPOLI). Venne arrestato e la sua avventurà finì lì.

Da ricordare le memorabili parole dei Tg e giornali che davano tanto spazio all'esimio ex governatore e da ricordare le processioni dei vari politici, di tutti gli schieramenti tranne l'IDV, a casa di Del Turco per dare solidarietà ad un altro "perseguitato" dalla magistratura...


Ma niente paura, probabilmente Del Turco sarà ricandidato da qualche partito come parlamentare europeo il prossimo autunno. Perché in Italia dopo essere inquisito finisci nel parlamento italiano e se non c'è più posto in quello europeo...


Tutto questo schifo può cambiare, almeno in abruzzo, dando il voto a Carlo Costantini. Ha già capito come sarà il futuro ed usa egregiamente la Rete per farsi conoscere... La linea politica e il programma che espone sono chiari, limpidi e puliti... Se vince mi trasferisco in abruzzo!

http://www.carlocostantini.it/


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E come ogni settimana anche il Passaparola di Marco Travaglio che tratterà di giustizia; precisamente del caso Procure/De Magistris:



Saluti

sabato 22 novembre 2008

Caso Villari / Vigilanza Rai


Rieccomi qui, di corsa e per pochissimo tempo. Giusto quello necessario per postare poche righe di articolo e per ringraziarvi tutti dei msg lasciati. Ho poco tempo perché sto partendo per Firenze e tornerò lunedi. Dove finalmente ritornerà il tran tran quotidiano e dove potrò ritornare a seguire i vostri blog, belli e pieni di informazioni... In questo periodo non ce l'ho fatta e mi dispiace.


Ho seguito un po' la vicenda di Villari/Vigilanza Rai e mi sono fatto una idea ben precisa. Come saprete l'incarico alla Vigilanza Rai spetta a un membro dell'opposizione, la quale aveva puntato su Orlando dell'IDV. Però è andata male, perché al capo supremo del governo questa nomina non andava bene, probabilmente perché è un signore che viene dall'IDV di Di Pietro e questo significa garanzia. Sì, garanzia per la legalità e trasparenza.

Una volta riusciti a cassare Orlando le forze politiche si sono messe al lavoro per cercare un'alternativa che andasse bene a tutti ma in particolar modo al premier. Perché l'organo di Vigilanza Rai ha molteplici funzioni e una delle quali è anche monitorare tutta la tv, Mediaset compresa.
L'hanno trovata in Villari, senatore del PD di Veltroni. E infatti è stato eletto con i voti del PDL...
La domanda spontanea che mi viene è: ma cosa mai gli avranno promesso quelli del PDL a Villari? Perché in questa storia qualcosina di torbido c'è.

Antonio Di Pietro in una recente conferenza ha asserito che Berlusconi è un corruttore politico. Dicendo che già nel 1994 aveva cercato di avvicinare Lui e aveva fatto la stessa cosa con Leoluca Orlando quando era ancora in corsa per la poltrona Rai. E la fuoriuscita di Orlando è sancita nel momento in cui Berlusconi non è riuscito ad agganciarlo (Orlando si è rifiutato di incontrarlo) per proporgli dei compromessi. E si chiede quale cosa può aver promesso a Villari... (A Mastella promise 10 deputati se avesse fatto cadere il governo Prodi...).

Oggi la situazione è strana. Questo Villari è stato eletto ma più nessuno ce lo vuole. Il PD di Veltroni lo ha espulso dal partito e ne chiede le dimissioni dalla Vigilanza Rai. Il Presidente del Senato e della Camera idem... E anche Berlusconi ha espresso fortemente questa decisione.

Ma sapete cos'è? Per me sono solamente battute di facciata. Solito fumo, solita fuffa, solita ipocrisia. Sarei curioso di vedere sottobanco cosa si sta offrendo e dicendo a Villari, che non lo conosco, ma ho ben capito che è uomo di argilla e facilmente malleabile... Staremo a vedere ma come dice un proverbio; "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si piglia..."...

Saluti, a lunedi

mercoledì 19 novembre 2008

Closed

Causa influenza tengo chiuso il blog fino a quando non mi riprendo (speriamo già domani). Intanto vi lascio l'ultimo video/articolo di Marco Travaglio. Molto interessante...



Grande Antonio Di Pietro!!! L'unico che ha coglioni per dire determina cose! Sentite cosa dice...




Saluti

venerdì 14 novembre 2008

Rai, Tg1, Tg2, Tg3 e l'informazione (S)corretta



Guardate attentamente il video e ditemi cosa notate di strano!

La vicenda è di qualche mese fa; narra del processo Berlusconi - SME. Dove non è stato possibile condannare il premier perché ha cambiato le regole durante il gioco. Quello che prima era reato... ora non lo è più! Insomma fatevi furbi: se dovete fare reati prendete esempio da Zilvio e copiatelo, tanto lui cambierà le regole in corsa e sarete salvi anche voi:-D

Ha depenalizzato (lui e il suo governo) il falso in bilancio e si è salvato. Tutto regolare no? Come sono regolari i servizi della tv di Stato: 3 servizi identici, spiegazione dei perché quasi assente e chiosa finale del buon Silvio!

GIUSTIZIA E' FATTA!

Mmm ora mi è più semplice capire perché questi politicanti, sia di Dx che di Sx, vogliono far chiudere i blog e siti affini!

Saluti


P.S.- La Casta si difende <----- clicca, leggi, ascolta e DIFFONDI! (L'unica arma che abbiamo è far sapere...)...

martedì 11 novembre 2008

Lodo Alfano: 1 milione di firme / Ammazza Blog / Marco Travaglio

1)
Il referendum messo in piedi dall'IDV, e dal suo ideatore Antonio Di Pietro, sta andando meglio di quanto si potesse sperare. Ieri ha annunciato che siamo arrivati a quota 1 milione ed è un traguardo insperato se pensiamo alla poca pubblicità fatta.

Ricordo che il Lodo Alfano è un legge che ha l'unico scopo di immunizzare le 4 più alte cariche dello stato. Anche se, ce n'è solo una con problemi giudiziari pendendi. Indovinate qual è?
Praticamente è una legge ad personam fatta per togliere tutte le castagne dal fuoco al nostro premier... passate, presenti e future.

Tonino oltre la soddisfazione per il buon esito della raccolta firme ha voluto dire anche 2 paroline al ministro della Giustizia Alfano:

"Non può fare come Penelope, che a un certo momento della giornata tesse e poi sfila. Non può fare una norma per rafforzare il 41 bis e poi fare il Lodo Alfano, il Lodo Consolo e le norme sulla riduzione delle intercettazioni telefoniche."
Questi sono gli altri temi importanti di cui avremo modo di parlare più avanti: il Lodo Consolo che sarebbe una immunità per i misnistri (e poi chissà a chi altri...) e la riforma sulle intercettazioni, che è un buon modo per tutelre i colletti bianchi dalle loro nefandezze.
Qui il nostro Alfano ci ha già raccontato un sacco di balle... staremo a vedere!


Loro non mollano, noi neanche.

Punto 1
Punto 2



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2)
Cosa importantissima, che ho trovato nel blog di Antonio Di Pietro riguardante tutti noi, che usiamo questo mezzo. Come saprete, ormai da tempo, stanno cercando di limitare la libertà a noi bloggers. Ci provò il vecchio governo Prodi e ci sta provando, percorrendo più vie, questo governo.

Vi lascio un articolo interessantissimo. Mi raccomando leggetelo e diffonetelo. Ci manca solo che ci tolgono questa possibilità e poi potremo chiamarla dittatura a tutti gli effetti... altro che soft!!!


LEGGI E DIFFONDI




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3)
Per finire: il passaparola settimanale di Marco Travaglio:



Saluti

lunedì 10 novembre 2008

Antonio Di Pietro su DL Gelmini e Università


Intervista ad Antonio Di Pietro rilasciata dal Corriere Della Sera:

CdS: Lei ha parlato di «ravvedimento operoso del ministro Gelmini».Perché?
ADP: Per il metodo. Non certo per il merito del provvedimento di cui ancora non conosciamo il testo.

CdS: Quale metodo?
ADP: L'idea di avere diviso la riforma in due parti e trasformarne una in un disegno di legge, affidandolo così alla discussione parlamentare, è stato positivo. Anche se aspetto di vedere il seguito.

CdS: Il seguito?
ADP: Come si fa con i ladri che dicono non ruberò più. Gli si dice: intanto restituisci il maltolto. Alla scuola sono stati tolti dei fondi e vanno restituiti. Ma non alla privata, come hanno subito annunciato, ma alla scuola pubblica.

CdS: È favorevole alla forma del decreto per le altre misure? ADP: Sul principio che occorre modificare le norme dei concorsi per recuperare trasparenza sono d'accordo e lo ritengo anche urgente. L'Università deve essere sottratta ai nepotismi e alle baronie. Poi bisogna vedere nel testo come ciò verrà realizzato, io auspico commissioni indipendenti. Vedremo. Lo stesso vale per l'altra parte del decreto.

CdS: Quale?
ADP: Quella che dovrebbe combattere gli sprechi per recuperare risorse a favore di chi davvero fa ricerca e didattica di qualità. Anche questo sarebbe urgente.

CdS: Se così fosse voterebbe il decreto?
ADP: Eh! "Se", "se". Prima bisogna leggere.

CdS: Tagli a parte, sugli altri punti come il maestro unico cosa pensa?
ADP: Per quanto riguarda il maestro unico la trovo una riforma antistorica. Comunque il punto è che ce l'hanno venduta come una questione di grembiulino e poi ci siamo ritrovati con 140mila posti in meno. Per questo promuoveremo anche noi il referendum contro la riforma Gelmini. È uno stimolo per far capire che la scuola non si può tagliare. Non è una questione di maestro o grembiulini.

Grazie Antonio per non dimenticarti della scuola!

Saluti

Antonio Di Pietro


P.S.- Voglio lasciarvi il link di un video che mi ha lasciato senza parole... guardatelo e se potete... diffondetelo! CLICCA

venerdì 7 novembre 2008

Alitalia: interpellanza urgente



Riporto testualmente l'interpellanza che Antonio Di Pietro ha fatto al Ministro del lavoro sulla vicenda
Alitalia.

Antonio Di Pietro:
Signor rappresentante del Governo, la ragione dell'interpellanza urgente in esame è quella di sapere se il Governo ha deciso di chiudere definitivamente la porta ai lavoratori di Alitalia che non sottostanno alle richieste di CAI o se riesce, vuole, sente il dovere - e ne ha il diritto - di intervenire per mettere in piedi le sue buone relazioni anche con CAI, ma soprattutto quelle istituzionali, affinché il tavolo della trattativa fra i lavoratori che non hanno sottoscritto il contratto e coloro che devono sottoscriverlo per conto di CAI possa proseguire.

Quindi, la richiesta che formuliamo è ben chiara. Se è vero com'è vero che il 31 ottobre 2008 alcune organizzazioni sindacali hanno firmato l'intesa sui contratti e sui criteri di selezione, ma altre organizzazioni sindacali (tra cui l'Avia, l'Anpac, l'Unione piloti e Sdl) non hanno ritenuto di firmare questo accordo contrattuale ed hanno denunciato espressamente la ragione, vi è una diversità, secondo i lavoratori di Alitalia, fra quanto risulta dagli accordi e dal consenso raggiunti a settembre, nell'intesa sindacale con tutti i sindacati, e quanto poi, di fatto, è stato proposto dal datore di lavoro nella proposta di contratto.
In particolare, segnalo che è stato trovato un escamotage inaccettabile sul piano del diritto al lavoro. Inizialmente si volevano ridurre gli stipendi dei lavoratori Alitalia, poi nonostante ciò si è trovata una soluzione diversa e si dice: «Se vuoi lo stesso stipendio, fai il doppio delle ore». In altre parole, è stato creato un modo surrettizio per dire che non si toglie una parte di stipendio - anche se poi un po' lo si toglie in effetti - ma quella parte di stipendio in più, che non doveva essere tolta, viene di fatto tolta, perché a fronte di una riduzione di ferie, di permessi si richiede un aumento di impegno lavorativo, ma ciò riguarda tutti.
La cosa più grave è che nel contratto di CAI si è creata quella che possiamo chiamare una discriminazione razziale, anzi razzista. Per i diecimila lavoratori che dovranno andare a casa (o per quelli che, comunque, alla fine, risulteranno) nella proposta di contratto è stata inserita una clausola davvero pericolosa: quella di prevedere che non saranno assunte tutte le colleghe che sono in maternità, che non saranno assunti coloro che usufruiscono della legge n. 104 del 1992, che non saranno assunti coloro che sono in part-time e che non saranno assunti coloro che usufruiscono dell'esenzione dal lavoro notturno. In altre parole, si fa riferimento a quei soggetti più deboli, per i quali la legge ha previsto una serie di garanzie e di tutele e che, come avviene quando c'è la selezione della specie, vanno buttati via, nel cesso. Crediamo che questo non sia il modo di operare di un datore di lavoro, ma quello di un padrone verso coloro che interpreta essere non lavoratori, ma servi del padrone stesso. Per quanto riguarda questo aspetto, la richiesta che formuliamo è ben chiara: CAI potrà fare il «CAI che gli pare e piace», però il Governo ha il dovere o non ha il dovere di intervenire, affinché non si mettano in una condizione capestro i dipendenti di Alitalia, quelli che rimarranno?
Signor rappresentante del Governo, affermo questo, perché il rischio dello sciopero c'è davvero. Ho letto quel che è stato detto proprio oggi dal Ministro Scajola: lo sciopero sarebbe una follia. Riteniamo gravissima anche questa affermazione. È come dire: «ti sto tagliando un braccio, ma non permetterti di ribellarti, perché è una follia il fatto che ti ribelli». Il problema è a monte. Il problema sta nel fatto che, se non si vuole lo sciopero (e nessuno di noi lo vuole) non bisogna schiacciare i piedi ad una persona e, poi, arrabbiarsi se quella se ne lamenta. È necessario che il Governo si faccia parte dirigente, affinché si risolvano a monte i problemi che determinano lo sciopero, che è un diritto costituzionale. Nessuno di noi vuole rimanere a terra quando prende l'aereo. Tuttavia, stiamo discutendo di una compagnia dove, avendo il coltello dalla parte del manico, si decide di fare una selezione della giungla, una selezione animale, in base a cui se una è incinta, se uno ha un handicap, se uno ha un'esenzione o non può produrre, come potrebbe fare un uomo bello, giovane e forte, a cui è stato fatto l'esame del DNA, lo si butta via. È drammatica una situazione di questo genere: ci riporta veramente ai tempi di Kunta Kinte.
Questo è il motivo per il quale sostengo che, proprio in questi giorni così delicati per le vicende di Alitalia, il Governo deve riprendere in mano la situazione, anche con riferimento ad altre questioni delicate, che pure si stanno sviluppando. Mi riferisco all'anomalia dell'atteggiamento del Governo. Badate bene: CAI sta compiendo un'operazione violenta nei confronti dei lavoratori. Si tratta, infatti, di una violenza inaudita e di una vera e propria estorsione manageriale quella di dire: «O accetti queste condizioni o altrimenti vai a casa, perché io faccio le assunzioni nominative e, quindi, dovrai deciderti: o ti accontenti che ti taglio un braccio o ti taglio la testa». Rispetto a tutto questo, il Governo, invece di tutelare la parte più debole - e, cioè, il lavoratore - decide di fare una cosa gravissima. Dice: «Stai attento che se non accetti, non ti darò il beneficio della cassa integrazione». Attenzione: conosco bene la legge, che prevede, appunto, che la cassa integrazione non spetta a quel dipendente che, dopo essere andato in cassa integrazione, non accetta un'alternativa, ma non giochiamo con le parole. Qui ci troviamo in un momento antecedente; qui la condizione di disperazione la sta creando proprio CAI, cioè una situazione in cui si dice: «Accetta quello che ti dico io perché, se non lo accetti, non ti do quel che ti spetta dopo».

Non confondiamo le parole. Il beneficio della cassa integrazione guadagni, spetti o no, è un beneficio che dovrà essere valutato ex post e non può essere valutato ex ante, come condizione per l'accettazione della condizione capestro che si pone ai lavoratori. Questo è concorso in un'estorsione aggravata che si sta perpetrando ai danni dei lavoratori!
Questi sono i temi preoccupanti che ci pongono in una situazione di grande attenzione. Per tale ragione chiediamo al Governo che cosa intende fare e lo chiediamo al Governo perché non siamo affatto rassicurati. Nella replica dell'interpellanza urgente, se necessario e se non sarò soddisfatto, aggiungerò dell'altro, ma per il momento mi limito solo ad una considerazione: non vi è alcuna sicurezza per i lavoratori, un domani che l'operazione sarà conclusa. Se è vero, come è vero, che i 300 milioni di euro non possono essere che restituiti dalla società, perché l'Unione europea non può accettare questo aiuto di Stato e vi è già una decisione della apposita direzione generale della Commissione, quest'ultima, di conseguenza, non potrà decidere diversamente. Pertanto, è necessario che qualcuno restituisca questi soldi.
È altrettanto vero che nella proposta di CAI vi è una condizione preliminare che afferma che i 300 milioni di euro non verranno mai richiesti alla stessa CAI e che il Governo farà da mallevadore verso chiunque possa reclamare i 300 milioni di euro. Questa rappresenta una condizione imprescindibile ed è sancita nella proposta CAI.
Se è vero, come è vero, che l'articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 93 del 2008, il decreto-legge emanato dal vostro Governo, stabilisce espressamente la postergazione di questo rimborso rispetto a tutti gli altri debiti di Alitalia bad company, tenga presente sottosegretario, che a questo punto solo la bad company potrebbe restituire i 300 milioni. Ma, come dicevo, questo vorrebbe la legge italiana, ma questa legge italiana è illegittima rispetto alla direttiva europea, perché quest'ultima vuole che i soldi siano restituiti veramente e questi soldi, se dovesse valere il principio della postergazione, non potrebbero mai essere restituiti, per una ragione semplice: la insolvenza di Alitalia bad company è derivata dal fatto che l'indebitamento è maggiore del proprio patrimonio. L'indebitamento, oggi valutato dal tribunale fallimentare, si aggira sui due miliardi e mezzo di euro. La valutazione di Alitalia, con i suoi asset, è pari al miliardo e sostengono che lo hanno pagato.
Lei lo sa meglio di me, in ordine a quel miliardo. Sa cosa dice la favoletta, vero? «Ho comprato un cagnolino a un milione». «In contanti?» Risponde l'altro. «No! Con due cartine da 500 mila lire l'una». Il miliardo che quelli della CAI dicono che daranno ad Alitalia per i propri asset positivi, consiste in 100 milioni in contanti e il resto invece, solo ed esclusivamente, nell'assunzione di debiti e nel pagamento di creditori che, per combinazione, in molti circostanze sono loro stessi. Non a caso ieri sera - ripeto, ieri sera - tre aerei di Alitalia, sono stati sequestrati e pignorati per conto degli Aeroporti di Roma. Vale a dire, Aeroporti di Roma - Benetton - sequestra gli aerei perché vanta dei crediti verso Alitalia e quando è stato chiesto alla società Aeroporti di Roma perché ha sequestrato gli aerei, questa ha risposto in un modo davvero significativo, affermando che li sequestra perché così si garantisce il credito domani.
Questo significa che già adesso i soci CAI stanno facendo in modo che quando Alitalia dovrà pagare, pagherà loro stessi. Già adesso, si sta valutando, in modo ben chiaro, che quando l'Unione europea, tramite la Commissione, chiederà i 300 milioni, questi dovremo restituirli per forza e non potremo attendere la postergazione. Questo significa che quella norma è illegittima sul piano comunitario.
Dovendo dare necessariamente i soldi non rimarranno denari per il trattamento di fine rapporto, né per pagare gli stipendi, né per venire incontro ai crediti dei dipendenti Alitalia, che rimangono nella bad company e i debiti di quest'ultima verso i lavoratori, a cominciare dal TFR.
In una situazione di questo genere - mi avvio a questa prima conclusione, signor rappresentante del Governo - la invito a riflettere.
Qui non ci stiamo trovando solo davanti ad una miriade di lavoratori che vengono da una parte truffati e, dall'altra, violentati per raggiungere un obiettivo nobile con mezzi ignobili, qui ci troviamo di fronte a spericolati personaggi che approfittano della situazione per realizzare addirittura extra-guadagni.
La invito soltanto a guardare l'ANSA di oggi, signor rappresentante del Governo. Oggi, mentre stiamo parlando, ci sono operazioni di mercato delicate ed importanti: oggi 213 mila titoli Alitalia sono passati di mano in movimenti fuori mercato (perché, come sapete, vi è stata la chiusura delle contrattazioni).
Ieri ci sono stati altri 120 mila titoli passati di mano fuori mercato e sono transitati nei blocchi, e negli altri giorni ve ne sono stati ancora altri.
Vogliamo sapere: chi è questa mano misteriosa che sta acquistando fuori mercato i blocchi delle azioni Alitalia? Li sta acquistando, pur avendo il titolo chiuso a 0,45, a 0,5 euro. Chi è questa mano misteriosa che in questi giorni sta cercando di conquistare l'azionariato di Alitalia per poter poi andare a trattare come utilizzare quei pochi soldi che restano, quegli immobili, quei terreni, quelle poche passività che potrà avere a disposizione e decidere chi deve pagare e chi non deve pagare, rispetto a un fatto che ci sono alcuni soci di CAI che stanno, nel frattempo, facendo causa ad Alitalia e pignorando beni di Alitalia per precostituirsi un debito?
Siamo di fronte a fatti che non hanno solo una rilevanza politica, non hanno solo una rilevanza etica, hanno una rilevanza penale in questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

Risposta del governo:

Pasquale Viespoli (Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali): Signor Presidente, rispondo in particolare alle due questioni che nell'interpellanza sono state poste. Mi permetterà, però, di notare soltanto, nell'illustrazione dell'onorevole Di Pietro, che rispetto alla vicenda dei lavoratori Alitalia sono portato a ritenere che ci siano legittime differenze tra i diversi organismi ed organizzazioni sindacali.
Rispetto all'adesione o meno all'accordo di ottobre non posso ritenere che vi siano sindacati che hanno sottoscritto un accordo e che abbiano ritenuto di farlo senza pensare di tutelare i legittimi diritti dei lavoratori che rappresentano e non solo. Ho il dovere, fatta questa considerazione, lo ripeto, di rispondere rispetto alle due questioni che sostanzialmente, attraverso l'interpellanza, si pongono al Governo.
La prima questione, di grande rilevanza e di grande significato, attiene agli ammortizzatori sociali e alla platea dei soggetti beneficiari degli ammortizzatori, anche in relazione (non è emerso dalla relazione, ma è presente nell'interpellanza) al tema dell'indotto di Alitalia e alle tutele e alle garanzie dei lavoratori dell'indotto Alitalia.
Credo sia utile, per collocare correttamente in termini temporali il ricorso agli strumenti degli ammortizzatori sociali, ricordare che, in realtà, la cassa integrazione straordinaria è stata già attivata e il relativo decreto è stato già sottoscritto. È stato sottoscritto da chi parla in relazione alla richiesta che è stata attivata di cassa integrazione straordinaria.
Per essere ancora più preciso, debbo evidenziare che a seguito a seguito della crisi che ha interessato il gruppo Alitalia, visto l'accordo governativo del 14 settembre 2008, tra CAI e le organizzazioni sindacali dei lavoratori di Alitalia, nelle date 18 e 29 settembre e 22 ottobre 2008 l'amministrazione straordinaria della società di Alitalia Spa, Alitalia Express, Alitalia Servizi, Alitalia Airport e Volare Spa, nella persona del commissario straordinario, ha comunicato la richiesta di attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria al Ministero, ai sensi del decreto-legge n. 134 del 2008, convertito dalla legge n. 166 del 2008 e della legge 3 dicembre 2004, n. 291, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249 e successive modificazioni.
Nell'ambito delle riunioni finalizzate all'espletamento dell'esame congiunto (ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del 2000), il giorno 13 ottobre e 4 novembre 2008 le parti sociali interessate hanno firmato un verbale di accordo, il quale regola le modalità di accesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria dei lavoratori dipendenti delle suddette società.
In particolare, nel predetto accordo è previsto lo strumento di gestione delle eccedenze attraverso un meccanismo di rotazione del personale, come richiesto dalle organizzazioni sindacali, che interesserà circa 13 mila unità (tra piloti, assistenti di volo e personale di terra) per un periodo massimo pari a tre mesi di durata della cassa integrazione guadagni straordinaria. Tali interventi rientrano nell'ambito degli ammortizzatori sociali, attivati al fine di sostenere il reddito dei lavoratori (di fatto, in attesa del concerto del Ministero dell'economia e delle finanze, già proceduralmente attivati e decretati da parte del Ministero del lavoro). Si precisa, inoltre, che la norma che disciplina l'intervento per le aziende Alitalia in amministrazione straordinaria non impedisce - evidentemente, e credo che sia utile questa puntualizzazione, che l'interpellanza consente - che il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria sia concesso anche a favore di lavoratori iscritti a sindacati che non hanno sottoscritto l'intesa con CAI del 31 ottobre 2008, tant'è che la platea cui finora ho fatto riferimento è la platea vasta ed ampia a prescindere dall'appartenenza a questo o quell'altro sindacato. Inoltre, va rilevato e sottolineato che a tutti i lavoratori delle aziende Alitalia posti in cassa integrazione guadagni straordinaria si applica il regime sanzionatorio di cui all'articolo 1-quinquies del decreto-legge n. 249 del 2004, convertito dalla legge n. 291 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni.
Conseguentemente, come accennato dall'onorevole Di Pietro, il lavoratore destinatario del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria decade dal trattamento medesimo, qualora «non accetti l'offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza». Tale norma, contenuta nella legge n. 291 del 2004, si applica all'intera platea dei lavoratori, che nel caso di Alitalia ha posto un problema perché, come l'onorevole Di Pietro sa meglio di me, il tema degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Alitalia è tale da determinare comunque le condizioni per raggiungere l'80 per cento, sommando alla cassa integrazione guadagni straordinaria l'utilizzo dell'integrazione al reddito dal fondo volo per raggiungere l'obiettivo del 80 per cento dello stipendio e del salario sulla base di alcuni sistemi di calcolo. Quindi, sulla questione degli ammortizzatori, mi auguro di essere stato sufficientemente chiaro.
Credo di dover aggiungere un altro elemento, cioè quello relativo all'indotto. Da questo punti di vista, debbo evidenziare che, in tema di indotto e di crisi relativa ad Alitalia, già sono da tempo attivate iniziative di tutela dei lavoratori, in particolare dei lavoratori di Malpensa.
Infatti l'onorevole Di Pietro sa meglio di me che si tratta di risorse stanziate e previste dal precedente Governo che sono state utilizzate per sottoscrivere un'intesa con le due regioni interessate, la Lombardia e il Piemonte, per fronteggiare la crisi delle piccole e piccolissime aziende legate alla difficoltà che si è determinata su Malpensa per la vicenda, che tutti conosciamo, di Alitalia.
È evidente che quel modello di tutela nei confronti dei lavoratori dell'indotto può e deve essere utilizzato anche per la tutela di quei lavoratori che fanno parte del sistema e che sono all'interno di aziende che, per dimensione o settore eventualmente, non possono utilizzare i normali strumenti di tutela previsti dalla legge n. 223 del 1991 e dalle altre norme specifiche in materia. Anche in tema di indotto è evidente che si potrà far fronte attraverso l'utilizzo di strumenti derogatori e attraverso le risorse già previste, anche in prospettiva del 2009, per consentire quella necessaria dotazione finanziaria, in modo da attivare questi strumenti derogatori in relazione alle condizioni di criticità che si prevedono non solo, purtroppo, per la vicenda Alitalia, ma anche per altre questioni e per altre vicende nell'ambito di una crisi più ampia e più generale.
Per il resto, credo di dover aggiungere qualche ulteriore breve considerazione in relazione alla richiesta specifica fatta al Governo per sapere se intenda o meno attivare un tavolo con i soggetti che non hanno ritenuto di sottoscrivere l'intesa. La mia risposta è che il Governo in questa vicenda, in relazione in particolare ai rapporti contrattuali consequenziali agli accordi che nel corso di questi mesi si sono determinati fino ad arrivare all'accordo parziale (parziale, ma sottoscritto dalle quattro grandi organizzazioni sindacali), ha assunto un ruolo di garante degli accordi e questo ruolo intende portarlo avanti fino in fondo. Per dare risposte secche e precise, il Governo si muove per cercare di ampliare per quanto possibile l'intesa e il fronte che ha ritenuto di sottoscriverla, ma non ritiene, proprio per il ruolo che deve svolgere e considerando la sottoscrizione avvenuta il 31 ottobre 2008 dalle quattro grandi organizzazioni sindacali, di convocare ulteriori tavoli con i soggetti e le organizzazioni che non hanno ritenuto di sottoscrivere quell'accordo.

La mia risposta

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor sottosegretario, la prego davvero di esprimere al suo Ministro e al Governo tutta la nostra disapprovazione per questo modo di portare avanti la trattativa. Vorrei segnalarle due questioni preliminari. Primo, ci vuole coraggio, direi anche un po' di faccia tosta, a dire che il Governo in questa operazione si sia comportato da «garante». Capito, onorevole Tabacci? Il Governo nell'operazione della realizzazione della CAI ha fatto da «garante», terzo, colui che ha deciso chi faceva fallo e chi no.
Mi perdoni, la ringrazio dell'osservazione signor sottosegretario, perché certamente «faccia tosta» non è riferita a lei, è riferita al Governo che ne ha davvero di faccia tosta quando sostiene che non ha fatto altro che il garante. Voglio ricordare che sotto trattativa, anzi durante la campagna elettorale, è intervenuto per dire che aveva già gli acquirenti che facevano questo mestiere e si compravano Alitalia.
Vorrei ricordare che Alitalia si trova in una procedura fallimentare: se non è faccia tosta questa... Vorrei ricordare che il Governo ha detto che avrebbe trovato una soluzione che avrebbe permesso ad Alitalia di volare, invece ne ha trovato una in cui 14 o 15 persone, amiche sue, hanno acquistato la parte buona di Alitalia, e sta facendo pagare tutti i debiti della società agli italiani! Sì, ha ragione, sottosegretario, non è solo faccia tosta: è truffa!
Ciò premesso, mi permetta di rivolgermi a lei, sottosegretario, perché ha detto una imprecisione. Lei ha affermato che il Governo non può rimettersi a discutere con queste sigle sindacali perché ha già concluso l'accordo con le altre; ma da quando in qua il datore di lavoro si sceglie quali sigle sindacali accettare e quali non accettare? Ma soprattutto da quando in qua l'arbitro, colui che dovrebbe fare da paciere e trovare il consenso, dice: «Hai trovato l'accordo con queste sigle sindacali? Sì. Bene, queste sono quelle che parlano con me perché queste sono d'accordo con me; quelle che non sono d'accordo con me io non le riconosco, quindi non parlano con me». Insomma, come dire, io faccio quello che voglio, io e te siamo d'accordo se tu fai quello che voglio io. Ha ragione, signor sottosegretario, non è solo faccia tosta.
Lei, sottosegretario, ha cercato di far presente, con argomentazioni interessanti, che Alitalia é già nella procedura di cassa integrazione e che, quindi, quelle 13 mila unità lavorative che potranno a rotazione essere messe in cassa integrazione non possono rinunciare ad accettare quel lavoro simile e analogo che offre loro un altro imprenditore. Il problema è diverso: ma allora la state vendendo o no Alitalia? Perché, se è vero come è vero, che dal 1o dicembre Alitalia non ci sarà più e ci sarà soltanto la nuova compagnia che dovrebbe funzionare ex se, quali lavoratori dovete mettere in mobilità da dicembre in poi?
La verità è un'altra. Questa operazione è stata creata apposta per fare selezione umana, anzi, quasi selezione animale: tu sei incinta, tu hai il piede storto, tu hai un handicap, tu sei andato a fare un lavoro notturno...insomma, si scelgono quelli che hanno il fisico adatto, quelli che non ce l'hanno li si manda a casa. Qui non si tratta di una cassa integrazione che interviene dopo il fatto, ma dopo il misfatto, cioè dopo che viene mandato il commissario straordinario con l'incarico specifico di liquidare e dopo che vengono individuate, come grazioso dono, le persone che si devono prendere la parte buona.
Vorrei ricordarle una cosa: dove sta scritto che bisognava mandare in fallimento questa Alitalia, posto che già prima delle elezioni era stata venduta non per farla fallire ma per farla funzionare? Già prima delle elezioni era stata venduta ad Air France, che avrebbe acquistato tutta l'Alitalia e rilanciato le sue azioni. Allora avremmo avuto una cassa integrazione vera, non adesso: questa è una falsa cassa integrazione, usata apposta per costringere le persone ad accettare condizioni capestro altrimenti vengono buttate fuori. Questa è l'esecuzione di un ricatto, di un'estorsione, non è una cassa integrazione! Questa ci sarebbe stata nel momento in cui si poteva vendere, il lavoro continuava e nelle more del lavoro si sarebbero mandati in cassa integrazione coloro che non potevano lavorare, come tante volte è accaduto per la FIAT e altre società che sono andate in cassa integrazione come momento transitorio di una difficoltà, non quando, finita una società, se ne crea un'altra, per cui o accetti di andare là o vai a casa e non ti viene data neanche la cassa integrazione. Non è così.
Signor sottosegretario, qui è stata fatta un'operazione in cui scientemente tutto ciò che di positivo c'era in Alitalia è stato messo in mano ad alcune persone che sono più adatte a fare gli speculatori finanziari che gli imprenditori. L'unico imprenditore dei trasporti lì è Air One, che però è proporzionalmente più indebitato di Alitalia, quindi è come dire che si dà a Dracula il servizio di pronto intervento per dare il sangue ai malati.
Vorrei ricordare una cosa, affinché si sappia e se la ricordi, signor rappresentante del Governo: non ce l'ho personalmente con lei, che è persona squisita, che stimo e rispetto (vorrei che rimanesse agli atti tutto questo). Il problema è il Governo nella sua azione di governo.
Vi pare possibile che voi, che dovete fare gli arbitri, abbiate accettato la regola che sia la Banca Leonardo a stabilire il valore degli asset? Il valore degli asset deve costituire la base per decidere il prezzo al quale devono acquistare gli altri: in questo caso, non il prezzo al quale si doveva acquistare sul mercato, ma, come mi ha insegnato l'onorevole Tabacci, quello che doveva pagare direttamente CAI.
Magari si penserebbe che Banca Leonardo sarà una banca - mamma mia che banca! - che ha fissato un prezzo per l'operazione, e sarà poi il mercato a stabilirlo. No, in questo caso è già stato tutto deciso. La cosa più grave, però, è un'altra: i soci di Banca Leonardo sono ben conosciuti: Benetton, Pirelli. Non sono soci anche di CAI? Ma che CAI di soci sono questi? Non è finita: i membri del consiglio di amministrazione della Banca Leonardo, D'Urso e Marchionni, sono anche i membri del consiglio di amministrazione di CAI. Ma che CAI di consiglio di amministrazione è questo?
Bisogna avere anche il limite del pudore in un Paese civile: anche Adamo, a un certo punto, si è messo la foglia di fico! Ecco perché affermo che il ruolo di garante non si adatta a questa operazione, se è vero, come è vero, che il Presidente del Consiglio e i Ministri competenti hanno denigrato i lavoratori, sin dal primo giorno. Tutta la stampa di regime, se va a leggerla, considera questa gente i fautori del male: secondo questa Alitalia è andata a ramengo perché ci sono le hostess, gli assistenti di volo, il personale di terra e i piloti che fanno la bella vita a sbafo degli altri. Perché allora sono stati dati otto milioni di euro a Cimoli e compagnia bella? Perché è stata inserita la norma salva-manager e perché, ancora adesso, è rimasta una parte della norma salva-manager? Perché, ancora adesso, è stata fatta una norma per chi risolve tutta questa operazione? Si sappia: tutta questa operazione viene svolta senza il rispetto della legge e lo può essere perché tanto questi soggetti non saranno chiamati a rispondere. Chi in questo momento sta definendo e disponendo il destino dei beni, delle persone e delle cose di Alitalia non risponderà di fronte alla giustizia, né civile, né amministrativa, né penale né disciplinare! Non risponde di niente!
Devo concludere, lo so, ma bisogna concludere nel senso che bisogna finirla con questo modo di utilizzare la legge per obiettivi fini a se stessi.
Signor rappresentante del Governo, lei dice che non chiamiamo più questi soggetti. Ma davvero siete sicuri che, in questa situazione, non vi succede quello che vi è successo, in piccolo, con la scuola e che vi scoppi in mano questa patata bollente? Davvero pensate che, per l'esasperazione o la disperazione, le persone, a un certo punto, dicano: «Mi fermo»? Se si dovessero fermare, non solo con lo sciopero, ma sotto l'aspetto burocratico, tutto il Paese si ferma, perché se non si muove un aereo non si muove il Paese: l'interesse e il dovere del Governo è fare il braccio di ferro con i più deboli o fare in modo che il «sistema Paese» funzioni?
Concludo: la prego, signor rappresentante del Governo, non concluda questa vicenda con un atto di forza, ancora una volta dicendo: «Me ne frego», perché, a forza di fregarsene, si distrugge il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Unione di Centro).