venerdì 7 novembre 2008

Alitalia: interpellanza urgente



Riporto testualmente l'interpellanza che Antonio Di Pietro ha fatto al Ministro del lavoro sulla vicenda
Alitalia.

Antonio Di Pietro:
Signor rappresentante del Governo, la ragione dell'interpellanza urgente in esame è quella di sapere se il Governo ha deciso di chiudere definitivamente la porta ai lavoratori di Alitalia che non sottostanno alle richieste di CAI o se riesce, vuole, sente il dovere - e ne ha il diritto - di intervenire per mettere in piedi le sue buone relazioni anche con CAI, ma soprattutto quelle istituzionali, affinché il tavolo della trattativa fra i lavoratori che non hanno sottoscritto il contratto e coloro che devono sottoscriverlo per conto di CAI possa proseguire.

Quindi, la richiesta che formuliamo è ben chiara. Se è vero com'è vero che il 31 ottobre 2008 alcune organizzazioni sindacali hanno firmato l'intesa sui contratti e sui criteri di selezione, ma altre organizzazioni sindacali (tra cui l'Avia, l'Anpac, l'Unione piloti e Sdl) non hanno ritenuto di firmare questo accordo contrattuale ed hanno denunciato espressamente la ragione, vi è una diversità, secondo i lavoratori di Alitalia, fra quanto risulta dagli accordi e dal consenso raggiunti a settembre, nell'intesa sindacale con tutti i sindacati, e quanto poi, di fatto, è stato proposto dal datore di lavoro nella proposta di contratto.
In particolare, segnalo che è stato trovato un escamotage inaccettabile sul piano del diritto al lavoro. Inizialmente si volevano ridurre gli stipendi dei lavoratori Alitalia, poi nonostante ciò si è trovata una soluzione diversa e si dice: «Se vuoi lo stesso stipendio, fai il doppio delle ore». In altre parole, è stato creato un modo surrettizio per dire che non si toglie una parte di stipendio - anche se poi un po' lo si toglie in effetti - ma quella parte di stipendio in più, che non doveva essere tolta, viene di fatto tolta, perché a fronte di una riduzione di ferie, di permessi si richiede un aumento di impegno lavorativo, ma ciò riguarda tutti.
La cosa più grave è che nel contratto di CAI si è creata quella che possiamo chiamare una discriminazione razziale, anzi razzista. Per i diecimila lavoratori che dovranno andare a casa (o per quelli che, comunque, alla fine, risulteranno) nella proposta di contratto è stata inserita una clausola davvero pericolosa: quella di prevedere che non saranno assunte tutte le colleghe che sono in maternità, che non saranno assunti coloro che usufruiscono della legge n. 104 del 1992, che non saranno assunti coloro che sono in part-time e che non saranno assunti coloro che usufruiscono dell'esenzione dal lavoro notturno. In altre parole, si fa riferimento a quei soggetti più deboli, per i quali la legge ha previsto una serie di garanzie e di tutele e che, come avviene quando c'è la selezione della specie, vanno buttati via, nel cesso. Crediamo che questo non sia il modo di operare di un datore di lavoro, ma quello di un padrone verso coloro che interpreta essere non lavoratori, ma servi del padrone stesso. Per quanto riguarda questo aspetto, la richiesta che formuliamo è ben chiara: CAI potrà fare il «CAI che gli pare e piace», però il Governo ha il dovere o non ha il dovere di intervenire, affinché non si mettano in una condizione capestro i dipendenti di Alitalia, quelli che rimarranno?
Signor rappresentante del Governo, affermo questo, perché il rischio dello sciopero c'è davvero. Ho letto quel che è stato detto proprio oggi dal Ministro Scajola: lo sciopero sarebbe una follia. Riteniamo gravissima anche questa affermazione. È come dire: «ti sto tagliando un braccio, ma non permetterti di ribellarti, perché è una follia il fatto che ti ribelli». Il problema è a monte. Il problema sta nel fatto che, se non si vuole lo sciopero (e nessuno di noi lo vuole) non bisogna schiacciare i piedi ad una persona e, poi, arrabbiarsi se quella se ne lamenta. È necessario che il Governo si faccia parte dirigente, affinché si risolvano a monte i problemi che determinano lo sciopero, che è un diritto costituzionale. Nessuno di noi vuole rimanere a terra quando prende l'aereo. Tuttavia, stiamo discutendo di una compagnia dove, avendo il coltello dalla parte del manico, si decide di fare una selezione della giungla, una selezione animale, in base a cui se una è incinta, se uno ha un handicap, se uno ha un'esenzione o non può produrre, come potrebbe fare un uomo bello, giovane e forte, a cui è stato fatto l'esame del DNA, lo si butta via. È drammatica una situazione di questo genere: ci riporta veramente ai tempi di Kunta Kinte.
Questo è il motivo per il quale sostengo che, proprio in questi giorni così delicati per le vicende di Alitalia, il Governo deve riprendere in mano la situazione, anche con riferimento ad altre questioni delicate, che pure si stanno sviluppando. Mi riferisco all'anomalia dell'atteggiamento del Governo. Badate bene: CAI sta compiendo un'operazione violenta nei confronti dei lavoratori. Si tratta, infatti, di una violenza inaudita e di una vera e propria estorsione manageriale quella di dire: «O accetti queste condizioni o altrimenti vai a casa, perché io faccio le assunzioni nominative e, quindi, dovrai deciderti: o ti accontenti che ti taglio un braccio o ti taglio la testa». Rispetto a tutto questo, il Governo, invece di tutelare la parte più debole - e, cioè, il lavoratore - decide di fare una cosa gravissima. Dice: «Stai attento che se non accetti, non ti darò il beneficio della cassa integrazione». Attenzione: conosco bene la legge, che prevede, appunto, che la cassa integrazione non spetta a quel dipendente che, dopo essere andato in cassa integrazione, non accetta un'alternativa, ma non giochiamo con le parole. Qui ci troviamo in un momento antecedente; qui la condizione di disperazione la sta creando proprio CAI, cioè una situazione in cui si dice: «Accetta quello che ti dico io perché, se non lo accetti, non ti do quel che ti spetta dopo».

Non confondiamo le parole. Il beneficio della cassa integrazione guadagni, spetti o no, è un beneficio che dovrà essere valutato ex post e non può essere valutato ex ante, come condizione per l'accettazione della condizione capestro che si pone ai lavoratori. Questo è concorso in un'estorsione aggravata che si sta perpetrando ai danni dei lavoratori!
Questi sono i temi preoccupanti che ci pongono in una situazione di grande attenzione. Per tale ragione chiediamo al Governo che cosa intende fare e lo chiediamo al Governo perché non siamo affatto rassicurati. Nella replica dell'interpellanza urgente, se necessario e se non sarò soddisfatto, aggiungerò dell'altro, ma per il momento mi limito solo ad una considerazione: non vi è alcuna sicurezza per i lavoratori, un domani che l'operazione sarà conclusa. Se è vero, come è vero, che i 300 milioni di euro non possono essere che restituiti dalla società, perché l'Unione europea non può accettare questo aiuto di Stato e vi è già una decisione della apposita direzione generale della Commissione, quest'ultima, di conseguenza, non potrà decidere diversamente. Pertanto, è necessario che qualcuno restituisca questi soldi.
È altrettanto vero che nella proposta di CAI vi è una condizione preliminare che afferma che i 300 milioni di euro non verranno mai richiesti alla stessa CAI e che il Governo farà da mallevadore verso chiunque possa reclamare i 300 milioni di euro. Questa rappresenta una condizione imprescindibile ed è sancita nella proposta CAI.
Se è vero, come è vero, che l'articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 93 del 2008, il decreto-legge emanato dal vostro Governo, stabilisce espressamente la postergazione di questo rimborso rispetto a tutti gli altri debiti di Alitalia bad company, tenga presente sottosegretario, che a questo punto solo la bad company potrebbe restituire i 300 milioni. Ma, come dicevo, questo vorrebbe la legge italiana, ma questa legge italiana è illegittima rispetto alla direttiva europea, perché quest'ultima vuole che i soldi siano restituiti veramente e questi soldi, se dovesse valere il principio della postergazione, non potrebbero mai essere restituiti, per una ragione semplice: la insolvenza di Alitalia bad company è derivata dal fatto che l'indebitamento è maggiore del proprio patrimonio. L'indebitamento, oggi valutato dal tribunale fallimentare, si aggira sui due miliardi e mezzo di euro. La valutazione di Alitalia, con i suoi asset, è pari al miliardo e sostengono che lo hanno pagato.
Lei lo sa meglio di me, in ordine a quel miliardo. Sa cosa dice la favoletta, vero? «Ho comprato un cagnolino a un milione». «In contanti?» Risponde l'altro. «No! Con due cartine da 500 mila lire l'una». Il miliardo che quelli della CAI dicono che daranno ad Alitalia per i propri asset positivi, consiste in 100 milioni in contanti e il resto invece, solo ed esclusivamente, nell'assunzione di debiti e nel pagamento di creditori che, per combinazione, in molti circostanze sono loro stessi. Non a caso ieri sera - ripeto, ieri sera - tre aerei di Alitalia, sono stati sequestrati e pignorati per conto degli Aeroporti di Roma. Vale a dire, Aeroporti di Roma - Benetton - sequestra gli aerei perché vanta dei crediti verso Alitalia e quando è stato chiesto alla società Aeroporti di Roma perché ha sequestrato gli aerei, questa ha risposto in un modo davvero significativo, affermando che li sequestra perché così si garantisce il credito domani.
Questo significa che già adesso i soci CAI stanno facendo in modo che quando Alitalia dovrà pagare, pagherà loro stessi. Già adesso, si sta valutando, in modo ben chiaro, che quando l'Unione europea, tramite la Commissione, chiederà i 300 milioni, questi dovremo restituirli per forza e non potremo attendere la postergazione. Questo significa che quella norma è illegittima sul piano comunitario.
Dovendo dare necessariamente i soldi non rimarranno denari per il trattamento di fine rapporto, né per pagare gli stipendi, né per venire incontro ai crediti dei dipendenti Alitalia, che rimangono nella bad company e i debiti di quest'ultima verso i lavoratori, a cominciare dal TFR.
In una situazione di questo genere - mi avvio a questa prima conclusione, signor rappresentante del Governo - la invito a riflettere.
Qui non ci stiamo trovando solo davanti ad una miriade di lavoratori che vengono da una parte truffati e, dall'altra, violentati per raggiungere un obiettivo nobile con mezzi ignobili, qui ci troviamo di fronte a spericolati personaggi che approfittano della situazione per realizzare addirittura extra-guadagni.
La invito soltanto a guardare l'ANSA di oggi, signor rappresentante del Governo. Oggi, mentre stiamo parlando, ci sono operazioni di mercato delicate ed importanti: oggi 213 mila titoli Alitalia sono passati di mano in movimenti fuori mercato (perché, come sapete, vi è stata la chiusura delle contrattazioni).
Ieri ci sono stati altri 120 mila titoli passati di mano fuori mercato e sono transitati nei blocchi, e negli altri giorni ve ne sono stati ancora altri.
Vogliamo sapere: chi è questa mano misteriosa che sta acquistando fuori mercato i blocchi delle azioni Alitalia? Li sta acquistando, pur avendo il titolo chiuso a 0,45, a 0,5 euro. Chi è questa mano misteriosa che in questi giorni sta cercando di conquistare l'azionariato di Alitalia per poter poi andare a trattare come utilizzare quei pochi soldi che restano, quegli immobili, quei terreni, quelle poche passività che potrà avere a disposizione e decidere chi deve pagare e chi non deve pagare, rispetto a un fatto che ci sono alcuni soci di CAI che stanno, nel frattempo, facendo causa ad Alitalia e pignorando beni di Alitalia per precostituirsi un debito?
Siamo di fronte a fatti che non hanno solo una rilevanza politica, non hanno solo una rilevanza etica, hanno una rilevanza penale in questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

Risposta del governo:

Pasquale Viespoli (Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali): Signor Presidente, rispondo in particolare alle due questioni che nell'interpellanza sono state poste. Mi permetterà, però, di notare soltanto, nell'illustrazione dell'onorevole Di Pietro, che rispetto alla vicenda dei lavoratori Alitalia sono portato a ritenere che ci siano legittime differenze tra i diversi organismi ed organizzazioni sindacali.
Rispetto all'adesione o meno all'accordo di ottobre non posso ritenere che vi siano sindacati che hanno sottoscritto un accordo e che abbiano ritenuto di farlo senza pensare di tutelare i legittimi diritti dei lavoratori che rappresentano e non solo. Ho il dovere, fatta questa considerazione, lo ripeto, di rispondere rispetto alle due questioni che sostanzialmente, attraverso l'interpellanza, si pongono al Governo.
La prima questione, di grande rilevanza e di grande significato, attiene agli ammortizzatori sociali e alla platea dei soggetti beneficiari degli ammortizzatori, anche in relazione (non è emerso dalla relazione, ma è presente nell'interpellanza) al tema dell'indotto di Alitalia e alle tutele e alle garanzie dei lavoratori dell'indotto Alitalia.
Credo sia utile, per collocare correttamente in termini temporali il ricorso agli strumenti degli ammortizzatori sociali, ricordare che, in realtà, la cassa integrazione straordinaria è stata già attivata e il relativo decreto è stato già sottoscritto. È stato sottoscritto da chi parla in relazione alla richiesta che è stata attivata di cassa integrazione straordinaria.
Per essere ancora più preciso, debbo evidenziare che a seguito a seguito della crisi che ha interessato il gruppo Alitalia, visto l'accordo governativo del 14 settembre 2008, tra CAI e le organizzazioni sindacali dei lavoratori di Alitalia, nelle date 18 e 29 settembre e 22 ottobre 2008 l'amministrazione straordinaria della società di Alitalia Spa, Alitalia Express, Alitalia Servizi, Alitalia Airport e Volare Spa, nella persona del commissario straordinario, ha comunicato la richiesta di attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria al Ministero, ai sensi del decreto-legge n. 134 del 2008, convertito dalla legge n. 166 del 2008 e della legge 3 dicembre 2004, n. 291, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249 e successive modificazioni.
Nell'ambito delle riunioni finalizzate all'espletamento dell'esame congiunto (ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del 2000), il giorno 13 ottobre e 4 novembre 2008 le parti sociali interessate hanno firmato un verbale di accordo, il quale regola le modalità di accesso alla cassa integrazione guadagni straordinaria dei lavoratori dipendenti delle suddette società.
In particolare, nel predetto accordo è previsto lo strumento di gestione delle eccedenze attraverso un meccanismo di rotazione del personale, come richiesto dalle organizzazioni sindacali, che interesserà circa 13 mila unità (tra piloti, assistenti di volo e personale di terra) per un periodo massimo pari a tre mesi di durata della cassa integrazione guadagni straordinaria. Tali interventi rientrano nell'ambito degli ammortizzatori sociali, attivati al fine di sostenere il reddito dei lavoratori (di fatto, in attesa del concerto del Ministero dell'economia e delle finanze, già proceduralmente attivati e decretati da parte del Ministero del lavoro). Si precisa, inoltre, che la norma che disciplina l'intervento per le aziende Alitalia in amministrazione straordinaria non impedisce - evidentemente, e credo che sia utile questa puntualizzazione, che l'interpellanza consente - che il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria sia concesso anche a favore di lavoratori iscritti a sindacati che non hanno sottoscritto l'intesa con CAI del 31 ottobre 2008, tant'è che la platea cui finora ho fatto riferimento è la platea vasta ed ampia a prescindere dall'appartenenza a questo o quell'altro sindacato. Inoltre, va rilevato e sottolineato che a tutti i lavoratori delle aziende Alitalia posti in cassa integrazione guadagni straordinaria si applica il regime sanzionatorio di cui all'articolo 1-quinquies del decreto-legge n. 249 del 2004, convertito dalla legge n. 291 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni.
Conseguentemente, come accennato dall'onorevole Di Pietro, il lavoratore destinatario del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria decade dal trattamento medesimo, qualora «non accetti l'offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza». Tale norma, contenuta nella legge n. 291 del 2004, si applica all'intera platea dei lavoratori, che nel caso di Alitalia ha posto un problema perché, come l'onorevole Di Pietro sa meglio di me, il tema degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Alitalia è tale da determinare comunque le condizioni per raggiungere l'80 per cento, sommando alla cassa integrazione guadagni straordinaria l'utilizzo dell'integrazione al reddito dal fondo volo per raggiungere l'obiettivo del 80 per cento dello stipendio e del salario sulla base di alcuni sistemi di calcolo. Quindi, sulla questione degli ammortizzatori, mi auguro di essere stato sufficientemente chiaro.
Credo di dover aggiungere un altro elemento, cioè quello relativo all'indotto. Da questo punti di vista, debbo evidenziare che, in tema di indotto e di crisi relativa ad Alitalia, già sono da tempo attivate iniziative di tutela dei lavoratori, in particolare dei lavoratori di Malpensa.
Infatti l'onorevole Di Pietro sa meglio di me che si tratta di risorse stanziate e previste dal precedente Governo che sono state utilizzate per sottoscrivere un'intesa con le due regioni interessate, la Lombardia e il Piemonte, per fronteggiare la crisi delle piccole e piccolissime aziende legate alla difficoltà che si è determinata su Malpensa per la vicenda, che tutti conosciamo, di Alitalia.
È evidente che quel modello di tutela nei confronti dei lavoratori dell'indotto può e deve essere utilizzato anche per la tutela di quei lavoratori che fanno parte del sistema e che sono all'interno di aziende che, per dimensione o settore eventualmente, non possono utilizzare i normali strumenti di tutela previsti dalla legge n. 223 del 1991 e dalle altre norme specifiche in materia. Anche in tema di indotto è evidente che si potrà far fronte attraverso l'utilizzo di strumenti derogatori e attraverso le risorse già previste, anche in prospettiva del 2009, per consentire quella necessaria dotazione finanziaria, in modo da attivare questi strumenti derogatori in relazione alle condizioni di criticità che si prevedono non solo, purtroppo, per la vicenda Alitalia, ma anche per altre questioni e per altre vicende nell'ambito di una crisi più ampia e più generale.
Per il resto, credo di dover aggiungere qualche ulteriore breve considerazione in relazione alla richiesta specifica fatta al Governo per sapere se intenda o meno attivare un tavolo con i soggetti che non hanno ritenuto di sottoscrivere l'intesa. La mia risposta è che il Governo in questa vicenda, in relazione in particolare ai rapporti contrattuali consequenziali agli accordi che nel corso di questi mesi si sono determinati fino ad arrivare all'accordo parziale (parziale, ma sottoscritto dalle quattro grandi organizzazioni sindacali), ha assunto un ruolo di garante degli accordi e questo ruolo intende portarlo avanti fino in fondo. Per dare risposte secche e precise, il Governo si muove per cercare di ampliare per quanto possibile l'intesa e il fronte che ha ritenuto di sottoscriverla, ma non ritiene, proprio per il ruolo che deve svolgere e considerando la sottoscrizione avvenuta il 31 ottobre 2008 dalle quattro grandi organizzazioni sindacali, di convocare ulteriori tavoli con i soggetti e le organizzazioni che non hanno ritenuto di sottoscrivere quell'accordo.

La mia risposta

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor sottosegretario, la prego davvero di esprimere al suo Ministro e al Governo tutta la nostra disapprovazione per questo modo di portare avanti la trattativa. Vorrei segnalarle due questioni preliminari. Primo, ci vuole coraggio, direi anche un po' di faccia tosta, a dire che il Governo in questa operazione si sia comportato da «garante». Capito, onorevole Tabacci? Il Governo nell'operazione della realizzazione della CAI ha fatto da «garante», terzo, colui che ha deciso chi faceva fallo e chi no.
Mi perdoni, la ringrazio dell'osservazione signor sottosegretario, perché certamente «faccia tosta» non è riferita a lei, è riferita al Governo che ne ha davvero di faccia tosta quando sostiene che non ha fatto altro che il garante. Voglio ricordare che sotto trattativa, anzi durante la campagna elettorale, è intervenuto per dire che aveva già gli acquirenti che facevano questo mestiere e si compravano Alitalia.
Vorrei ricordare che Alitalia si trova in una procedura fallimentare: se non è faccia tosta questa... Vorrei ricordare che il Governo ha detto che avrebbe trovato una soluzione che avrebbe permesso ad Alitalia di volare, invece ne ha trovato una in cui 14 o 15 persone, amiche sue, hanno acquistato la parte buona di Alitalia, e sta facendo pagare tutti i debiti della società agli italiani! Sì, ha ragione, sottosegretario, non è solo faccia tosta: è truffa!
Ciò premesso, mi permetta di rivolgermi a lei, sottosegretario, perché ha detto una imprecisione. Lei ha affermato che il Governo non può rimettersi a discutere con queste sigle sindacali perché ha già concluso l'accordo con le altre; ma da quando in qua il datore di lavoro si sceglie quali sigle sindacali accettare e quali non accettare? Ma soprattutto da quando in qua l'arbitro, colui che dovrebbe fare da paciere e trovare il consenso, dice: «Hai trovato l'accordo con queste sigle sindacali? Sì. Bene, queste sono quelle che parlano con me perché queste sono d'accordo con me; quelle che non sono d'accordo con me io non le riconosco, quindi non parlano con me». Insomma, come dire, io faccio quello che voglio, io e te siamo d'accordo se tu fai quello che voglio io. Ha ragione, signor sottosegretario, non è solo faccia tosta.
Lei, sottosegretario, ha cercato di far presente, con argomentazioni interessanti, che Alitalia é già nella procedura di cassa integrazione e che, quindi, quelle 13 mila unità lavorative che potranno a rotazione essere messe in cassa integrazione non possono rinunciare ad accettare quel lavoro simile e analogo che offre loro un altro imprenditore. Il problema è diverso: ma allora la state vendendo o no Alitalia? Perché, se è vero come è vero, che dal 1o dicembre Alitalia non ci sarà più e ci sarà soltanto la nuova compagnia che dovrebbe funzionare ex se, quali lavoratori dovete mettere in mobilità da dicembre in poi?
La verità è un'altra. Questa operazione è stata creata apposta per fare selezione umana, anzi, quasi selezione animale: tu sei incinta, tu hai il piede storto, tu hai un handicap, tu sei andato a fare un lavoro notturno...insomma, si scelgono quelli che hanno il fisico adatto, quelli che non ce l'hanno li si manda a casa. Qui non si tratta di una cassa integrazione che interviene dopo il fatto, ma dopo il misfatto, cioè dopo che viene mandato il commissario straordinario con l'incarico specifico di liquidare e dopo che vengono individuate, come grazioso dono, le persone che si devono prendere la parte buona.
Vorrei ricordarle una cosa: dove sta scritto che bisognava mandare in fallimento questa Alitalia, posto che già prima delle elezioni era stata venduta non per farla fallire ma per farla funzionare? Già prima delle elezioni era stata venduta ad Air France, che avrebbe acquistato tutta l'Alitalia e rilanciato le sue azioni. Allora avremmo avuto una cassa integrazione vera, non adesso: questa è una falsa cassa integrazione, usata apposta per costringere le persone ad accettare condizioni capestro altrimenti vengono buttate fuori. Questa è l'esecuzione di un ricatto, di un'estorsione, non è una cassa integrazione! Questa ci sarebbe stata nel momento in cui si poteva vendere, il lavoro continuava e nelle more del lavoro si sarebbero mandati in cassa integrazione coloro che non potevano lavorare, come tante volte è accaduto per la FIAT e altre società che sono andate in cassa integrazione come momento transitorio di una difficoltà, non quando, finita una società, se ne crea un'altra, per cui o accetti di andare là o vai a casa e non ti viene data neanche la cassa integrazione. Non è così.
Signor sottosegretario, qui è stata fatta un'operazione in cui scientemente tutto ciò che di positivo c'era in Alitalia è stato messo in mano ad alcune persone che sono più adatte a fare gli speculatori finanziari che gli imprenditori. L'unico imprenditore dei trasporti lì è Air One, che però è proporzionalmente più indebitato di Alitalia, quindi è come dire che si dà a Dracula il servizio di pronto intervento per dare il sangue ai malati.
Vorrei ricordare una cosa, affinché si sappia e se la ricordi, signor rappresentante del Governo: non ce l'ho personalmente con lei, che è persona squisita, che stimo e rispetto (vorrei che rimanesse agli atti tutto questo). Il problema è il Governo nella sua azione di governo.
Vi pare possibile che voi, che dovete fare gli arbitri, abbiate accettato la regola che sia la Banca Leonardo a stabilire il valore degli asset? Il valore degli asset deve costituire la base per decidere il prezzo al quale devono acquistare gli altri: in questo caso, non il prezzo al quale si doveva acquistare sul mercato, ma, come mi ha insegnato l'onorevole Tabacci, quello che doveva pagare direttamente CAI.
Magari si penserebbe che Banca Leonardo sarà una banca - mamma mia che banca! - che ha fissato un prezzo per l'operazione, e sarà poi il mercato a stabilirlo. No, in questo caso è già stato tutto deciso. La cosa più grave, però, è un'altra: i soci di Banca Leonardo sono ben conosciuti: Benetton, Pirelli. Non sono soci anche di CAI? Ma che CAI di soci sono questi? Non è finita: i membri del consiglio di amministrazione della Banca Leonardo, D'Urso e Marchionni, sono anche i membri del consiglio di amministrazione di CAI. Ma che CAI di consiglio di amministrazione è questo?
Bisogna avere anche il limite del pudore in un Paese civile: anche Adamo, a un certo punto, si è messo la foglia di fico! Ecco perché affermo che il ruolo di garante non si adatta a questa operazione, se è vero, come è vero, che il Presidente del Consiglio e i Ministri competenti hanno denigrato i lavoratori, sin dal primo giorno. Tutta la stampa di regime, se va a leggerla, considera questa gente i fautori del male: secondo questa Alitalia è andata a ramengo perché ci sono le hostess, gli assistenti di volo, il personale di terra e i piloti che fanno la bella vita a sbafo degli altri. Perché allora sono stati dati otto milioni di euro a Cimoli e compagnia bella? Perché è stata inserita la norma salva-manager e perché, ancora adesso, è rimasta una parte della norma salva-manager? Perché, ancora adesso, è stata fatta una norma per chi risolve tutta questa operazione? Si sappia: tutta questa operazione viene svolta senza il rispetto della legge e lo può essere perché tanto questi soggetti non saranno chiamati a rispondere. Chi in questo momento sta definendo e disponendo il destino dei beni, delle persone e delle cose di Alitalia non risponderà di fronte alla giustizia, né civile, né amministrativa, né penale né disciplinare! Non risponde di niente!
Devo concludere, lo so, ma bisogna concludere nel senso che bisogna finirla con questo modo di utilizzare la legge per obiettivi fini a se stessi.
Signor rappresentante del Governo, lei dice che non chiamiamo più questi soggetti. Ma davvero siete sicuri che, in questa situazione, non vi succede quello che vi è successo, in piccolo, con la scuola e che vi scoppi in mano questa patata bollente? Davvero pensate che, per l'esasperazione o la disperazione, le persone, a un certo punto, dicano: «Mi fermo»? Se si dovessero fermare, non solo con lo sciopero, ma sotto l'aspetto burocratico, tutto il Paese si ferma, perché se non si muove un aereo non si muove il Paese: l'interesse e il dovere del Governo è fare il braccio di ferro con i più deboli o fare in modo che il «sistema Paese» funzioni?
Concludo: la prego, signor rappresentante del Governo, non concluda questa vicenda con un atto di forza, ancora una volta dicendo: «Me ne frego», perché, a forza di fregarsene, si distrugge il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Unione di Centro).

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